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Mio figlio non vuole più andare a scuola, cosa faccio? Ecco i consigli della coach per adolescenti

Mio figlio non vuole andare a scuola
Nan Coosemans

Tutto comincia con qualche brutto voto, poi subentra la demotivazione, e poi le assenze ingiustificate (anche all’insaputa dei genitori), poi si continua con un richiamo da parte dei professori ai genitori e infine si finisce per trovarsi a litigare con i propri figli adolescenti che ci urlano in faccia: 

 “Non voglio più andare a scuola!”

Parole molto dure per un genitore, che soffre come un matto, a pensare che i propri figli siano dei “demotivati” e dei “nullafacenti”. 

E’ proprio questa sofferenza interna del genitore che, di solito, li spinge a rispondere ai figli  con un: 

“Tu pensi che questa sia la vita? Non fare niente? Non ti vergogni? Questo è il tuo dovere e nemmeno questo vuoi fare, se pensi di stare a casa ti sbagli, te ne vai a lavorare, non hai capito proprio un bel niente!”

A questo punto tocca di nuovo al figlio o alla figlia che, alla vista del genitore furioso e in preda al panico, si sente sempre più smarrito e attacca ancora nuovamente, rincarando la dose e rispondendo: 

“Benissimo me ne andrò a lavorare o me ne scapperò di casa e di me non ne saprai più niente! Tanto una volta che ho i soldi in tasca, tu non mi servi più!”

Chi ha vinto in questa discussione? 

Nessuno. 

Questa è la tipica discussione genitore-figlio adolescente, in cui a perdere sono entrambi. 

Il figlio non ha avuto le certezze e il supporto che indirettamente cercava dal genitore e, il genitore non ha avuto le conferme e la collaborazione che direttamente cercava dal figlio/dalla figlia. 

Come si affronta la decisione o l’idea di un adolescente di lasciare la scuola? 

 

Durante l’adolescenza è molto facile che i ragazzi perdano la bussola più di una volta e, indovinate a chi tocca fargli ritrovare la retta via? 

A noi genitori, esattamente!

Ma se anche noi perdiamo la bussola allora dove si va? 

Alla deriva più totale e si rischia davvero di spingere ancora di più i ragazzi a perseguire la scelta di abbandonare gli studi.

Attualmente, inoltre, bisogna che i genitori stiano ancora più attenti in quanto, la pandemia e le lezioni in DAD hanno contribuito ad intensificare questo senso di demotivazione e smarrimento.

In qualità di coach per adolescenti da più di 15 anni, ho assistito decine e decine di situazioni in cui ragazzi o ragazze volevano lasciare la scuola e alle conseguenti reazioni dei genitori.

La prima cosa che un genitore dovrebbe fare (e non fa) è “non perdere la calma”

Proprio come si consiglia di fare durante le emergenze: non andare in panico e mantenere la lucidità. 

Un genitore, ferito e arrabbiato, non potrà fare altro che restituire ai figli rabbia e sofferenza. Ciò che abbiamo dentro è ciò che diamo fuori.

Bisogna, invece, ricordare che NOI siamo gli adulti, tocca a noi per primi, darci un pizzico sulla pancia e cercare di non lasciare che le nostre emozioni ci sovrastino e ci portino a fare azioni di cui poi ci pentiremo. 

Perché i ragazzi vogliono lasciare la scuola?

I motivi per cui un adolescente desidera lasciare la scuola possono essere tanti e diversi.

Prima di elencarli, però, vorrei fare una premessa importante. 

Non tutti gli esseri umani sotto fatti per studiare, molti preferiscono imparare qualcosa di più pratico, una professione più pratica e che gli permetta di farsi subito strada nel mondo del lavoro. 

Prima di giudicare, bisogna sempre che i genitori siano aperti ad accettare punti di vista non comuni alla maggioranza.

Detto questo, come mai un ragazzo o una ragazza che sono sempre andati bene a scuola o hanno sempre mostrato almeno qualche ambizione nell’ambito scolastico, all’improvviso cambiano e decidono di non voler più continuare il percorso? 

1° motivo: la demotivazione

Uno dei principali motivi è sicuramente la demotivazione. 

Un adolescente è demotivato quando davanti a se vede un muro troppo alto da scalare e così si autoconvince di non potercela fare e si arrende.

Ad esempio, vedendo una montagna di compiti e avendo per natura poco capacità di gestire il tempo va completamente in crisi perché viene sopraffatto dallo stress.

La scuola, soprattutto quando si passa alle medie e alle superiori, può diventare davvero un grosso ostacolo e motivo di “perdita di autostima”. I ragazzi entrano in un ambiente nuovo e già sono in una fase di crescita che, a livello ormonale e fisico, causa l’insicurezza di sè e allo stesso tempo una voglia di “dover appartenere”.

Oltre a questo, i sistemi di valutazione cambiano diventando molto più rigidi, gli approcci dei professori cambiano, la mole di compiti aumenta spropositatamente e i ragazzi vengono trattati con sempre meno comprensione. Da che erano i bambini elogiati e coccolati della “maestra” diventano “quelli che non vogliono fare niente, che fanno casino, che cercano sempre di ingannare i professori”. 

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La demotivazione scolastica potrebbe anche provenire dal fatto che i ragazzi stiano frequentando una scuola NON giusta per loro! 

E’ molto comune, infatti, che i ragazzi abbiano scelto un istituto solo per accontentare genitori e professori. La motivazione, però, proviene “dall’avere un motivo per mettersi in azione” quindi, se la scuola scelta non era ciò che volevano, faranno molta fatica a sostenere il peso di questa scelta. 

La demotivazione può derivare anche da una difficoltà oggettiva dei ragazzi verso una o più materie. Si inizia a prendere un brutto voto, si perde la stima di sè, non si studia più, si accumulano pagine e pagine di arretrati e poi si decide di non tornare a scuola per non dover affrontare quella responsabilità. 

In questo 2022 la grande ondata di demotivazione e di abbandono della scuola è stata sicuramente provocata dalla pandemia, dalla reclusione dei ragazzi in casa, dalla falsa speranza di libertà e dalla modalità di didattica a distanza. 

Se già prima, per alcuni era difficile seguire, con la DAD è diventato davvero impossibile perché distrazione, svogliatezza e soprattutto mancanza di altri sfoghi e momenti di svago “compensativi” hanno letteralmente buttato a terra il morale di alcuni ragazzi che, piuttosto di vivere in questa condizione di demotivazione e incertezza, hanno preferito abbandonare.

2° motivo disagio tra i compagni e nella società

Un secondo importante motivo che porta i ragazzi a pensare di abbandonare la scuola è sicuramente il disagio che potrebbero sentire nello stare in compagnia dei coetanei e in generale nella società. 

Purtroppo il mondo occidentale è ricco di stereotipi e chiunque si allontani da quegli stereotipi fa molta fatica a farsi strada e a trovare un suo posto nel mondo. 

Molti adolescenti reagiscono a questa “forzatura” mettendosi una maschera mentre altri reagiscono con il ritiro sociale.  Né l’uno, né l’altro modo, ovviamente sono positivi per la loro crescita e integrità mentale ed emotiva. 

L’abbandono della scuola è una prima forma di ritiro sociale che permette ai ragazzi di evitare il contatto e quindi il confronto con i propri pari. 

Spesso il motivo è anche quello di trovarsi in una classe/scuola di bulli, dove quindi ragazzi, con una difficile storia di vita, si prendono gioco dei più “deboli” (il bullo è tra i più deboli di tutti solo che maschera a dovere questa sua vulnerabilità). 

I ragazzi e le ragazze soggetti a scherzi pesanti, prese in giro oppure sottoposti alla gogna dei social network, sono sempre di più!  Basta ricordare il fenomeno del Cyber Bullismo che si diffonde a macchia d’olio e che ha colpito, una volta nella vita, almeno 5 adolescenti su 10. 

Se i ragazzi non si sentono ascoltati, se non si sentono creduti (a casa e a scuola) allora potranno decidere di opporsi alla scuola per evitare di esporsi al rischio di essere bullizzati.

3° motivo disagi a casa e situazioni private difficili

Il terzo dei principali motivi riguarda sicuramente uno stato di disagio che questa volta i ragazzi vivono nella loro vita privata e quindi in famiglia.

Gli anni dell’adolescenza non sono facili, una cascata ormonale invade il corpo e la mente dei ragazzi, cambiandone letteralmente i connotati! 

Questi forti cambiamenti spesso e purtroppo si intrecciano con situazioni familiari non facili: perdita di un genitore, separazione dei genitori, litigi pesanti tra fratelli, conflitti con un solo genitore oppure assenza di uno o entrambi i genitori. 

Un adolescente non ha il cervello completamente sviluppato. Non è in grado al 100% di “ragionare” ma vive più che altro di istinti ed emozioni

Ogni situazione quindi è, per lui o lei, amplificata di 10 volte. 

Il dolore è un dolore immenso, il senso di abbandono è infinito, l’entusiasmo è grande, la depressione e il senso di solitudine pure, la rabbia … e chi più ne ha più ne metta. 

Le emozioni sono amplificate e questo rende la loro vita molto difficile da gestire. 

La scuola richiede equilibrio, disciplina, costanza e fermezza. Soprattutto in alcuni istituti, ahimè, la rigidità verso i ragazzi è molto alta e non viene dato spazio a possibili momenti di crisi dei ragazzi. 

Invece della comprensione, i ragazzi, vedono fioccare i 2, i 4 e le note in condotta. In questo modo vengono etichettati dalla classe come “quelli che non studiano” e di conseguenza, in un battibaleno, la scuola si trasforma in un incubo. 

I problemi familiari, infatti, non restano tra le mura di casa ma i ragazzi se li portano nella vita di tuti i giorni e li vivono attraverso ansia, insonnia, desiderio di evasione, isolamento, dipendenze  e voglia di mollare!

Cosa possono fare i genitori davanti a tali atteggiamenti?

Per prima cosa, come anticipavo ad inizio articolo, non dovrebbero perdere subito la calma. Davanti ad una cisi del figlio o della figlia dovrebbero invece subito entrare in una dimensione riflessiva. 

Aspettare che rabbia e frustrazione abbandonino la loro mente e il loro cuore e pensare a come agire e a come supportare i ragazzi

L’errore più comune dei genitori è quello di indentificare i ragazzi come “i cattivi” oppure come “il nemico da combattere”. 

Questo succede perché in quel momento, in effetti, i figli ci stanno causando parecchia sofferenza e, nel film che ci facciamo nella testa, sono i cattivi da combattere. 

La verità, invece, è che la prima cosa che i genitori dovrebbero pensare è questa: “Cos’ha mio figlio/mia figlia? Cosa gli porta una sofferenza così grande da farlo/a sentire inadeguato/a per la scuola?”. 

Fare questo cambio di prospettiva è assolutamente necessario per poter passare da una posizione di “attacco” ad una di “supporto” verso i propri figli.

Se il genitore inizia a farsi travolgere dal turbinio di pensieri negativi, quali ad esempio:  “ho fatto tutto per lui/lei e così mi ripaga, ho speso tutti i soldi per assicurargli una buona educazione, cerco di essere sempre presente, non si interessa di nessuno se non di se stesso/a”… allora il fallimento è assicurato. 

I pensieri negativi genereranno azioni negative che i figli interpreteranno come “attacchi personali” e a cui risponderanno difendendosi e provocando a loro volta. 

Dietro ogni ragazzo che vuole abbandonare la scuola c’è un’anima ancora fragile (anche se fuori durissima) che è confusa, che è spaventata, che è disorientata e che non sa se PUO’ FARCELA, non sa se è all’altezza e se davvero vale qualcosa nella vita. 

Ecco quindi su cosa un genitore, dovrebbe lavorare: sul far recuperare al proprio figlio o alla propria figli la sicurezza e la stima di sé. 

Difficoltà familiari e scolastiche, bullismo, depressione…generano nei ragazzi pensieri del tipo “Sono strano? Sono debole? Sono pazzo? Sono diverso? Sono sfortunato?”. 

Pensieri che spesso si vergognano di condividere e che fanno paura al solo ripeterli ad alta voce. Hanno paura di essere ciò che pensano e di trovare conferma a questi grossi dubbi. 

Per non avere più paura, decidono di lasciare così non dovranno mettersi alla prova. 

In questo caso è bene che il genitore capisca qual è il punto dolente del figlio o della figlia e che si metta in azione per potergli offrire una strada di salvezza. 

A niente servono le urla, le litigate, le offese e soprattutto le etichette “lo sapevo che eri un nullafacente, non sei buono a combinare niente”. 

Ogni attacco alla loro personalità non farà altro che peggiorare l’opinione che i ragazzi hanno di se stessi e portarli esattamente verso l’abbandono delle loro ambizioni: “tanto se mamma e/o papà pensano che non sono buono a niente…figuriamoci il resto del mondo cosa può pensare di me”. 

Quindi per riassumere, che azioni concrete potrebbe fare un genitore davanti alla richiesta del figlio di abbandonare la scuola?

  • Osserva tuo figlio
  • Parla con lui o lei in un momento adatto
  • Scopri qual è il problema
  • Metti sulla carta i pro e contro della situazione attuale
  • Valutate insieme se c’è una soluzione diversa, un approccio diverso o altro per affrontare tutto (ad esempio: aiuto nelle materie, capire i disagi e andare a parlare con il preside, corsi che lo aiutino ad organizzarsi meglio)

Non dimentichiamo lo sport: la medicina naturale che fortifica mente e corpo

In ultimo, ma non per importanza, vorrei ricordare che nella vita dei ragazzi non dovrebbe mai mancare lo sport che è fondamentale per la loro crescita! 

Spesso quando i ragazzi vanno in panico perché i troppi impegni scolastici, mollano anche lo sport. E’ compito di un genitore assicurarsi che ciò non accada e supportare i figli affinché possano tranquillamente perseguire anche lo sport .

Lo sport permette un miglior funzionamento del cervello grazie alla ri-ossigenazione dei tessuti, favorisce inoltre anche la concentrazione e mantiene l’umore alto. 

I genitori non dovrebbero mai dire al proprio figli: “lo sport saltalo perché hai troppi compiti”o accettare che lo dicano loro: lo sport non è l’ostacolo ma la soluzione. 

Infine, ovviamente, se i genitori sono i primi a dare l’esempio con lo sport, sarà molto più difficile che i ragazzi lo abbandonino. 

Spero che questo articolo possa averti dato un altro e utile punto di vista.

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Nan Coosemans

Nan Coosemans

Fondatrice di Younite®, Family e Youth Coach, Autrice del libro “Quello che i ragazzi non dicono” ed. Sperling & Kupfer e mamma di 3 figli. Lavoro da oltre 20 anni nel mondo dello sviluppo personale. Ho fondato Younite® nel 2010 e Genitori in Azione nel 2016, la prima scuola online per genitori con adolescenti. Ho studiato vari anni in America, Olanda e Inghilterra integrando il lavoro sviluppato con con NLP, TLT, VT® e Family Therapist. Insieme alla squadra di Younite® ho lavorato con migliaia di ragazzi e famiglie in Olanda & Italia. Sono co-fondatrice dell'Accademia YADA, la prima scuola di formazione per diventare Family o Youth Coach in Italia
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