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La solitudine ai tempi dei social e del Covid, spiegata da un adolescente

Eleonora
Younite

Solitudine, soli-tudine.  Sembra la composizione di due parole “ Soli “ e abi-“tudine”, come a significare che la solitudine sia l’abituarsi a stare soli, isolatati dalla vita sociale.

Penso spesso che la solitudine sia un ostacolo che nell’adolescenza si cerca sempre di affrontare o di evitare. Saper stare bene con se stessi nella propria solitudine non è una cosa semplice e non è nemmeno piacevole se non si ha un buon rapporto con se stessi.

Con l’avvento di internet e di nuove tecnologie si è cercato di colmare la solitudine forzata dalla distanza di persone care, amici e nuove conoscenze. A primo impatto sembra che ci siamo evoluti con la tecnologia ma, se ci pensiamo a fondo, non è proprio così. I social ci hanno avvicinati per modo di dire ma hanno sempre di più alzato l’asticella della perfezione, nella vita, nei rapporti, nel lavoro e nell’aspetto fisico.

Vediamo una vita perfetta attraverso i social che non esiste, che non può essere vera e concretizzabile.

I social hanno aumentato il bullismo che non si vive più di persona ma sulle piattaforme più utilizzate ed ha persino cambiato nome in “cyberbullismo”. Un bullismo più violento, più feroce e che sradica la persona dalla sua vita sociale.

Tutti bravi dietro una tastiera di un pc o di un telefono ma a quattr’occhi? Chi lo sa.

Se i social ci hanno aperto un nuovo modo di vedere le cose, ci hanno anche intrinsecamente abituati a vivere qualcosa che non esiste, ci hanno abituati a starcene con i telefoni in mano da soli, nei nostri posti sicuri.

La solitudine è un sentimento che va oltre lo star soli, è qualcosa che ti senti dentro che ti divora. Quando sei con la tua cerchia di amici, ti sembra di farne parte ma dentro il cuore pompa più velocemente, il respiro si affanna e tu sei lì come un pesce fuor d’acqua perché vorresti tornare in camera tua, nel tuo buio e non vedere nessuno. Ma quando sei in camera piangi perché vorresti avere amici per fare “cazzate” come vedi dalle storie social degli altri.

Quando soffri di solitudine senti una voragine dentro che si ingrandisce ad ogni foto sorridente di altri, ti senti isolata da tutto, nella tua bolla di illusoria felicità e apparente benessere.

Oggi, nel 2020, questo tema mi è più vicino che mai. In una società così all’avanguardia, un minuscolo organismo ad RNA ci ha stravolto le abitudini, anche le più banali come fare la spesa e andare a scuola.  Questa situazione ci ha colpiti e ci ha fatto riflettere su quanto in realtà siamo vulnerabili.

Da marzo 2020 tutto è cambiato e la solitudine è diventata un sentimento sempre più comune nella vita di tutti noi. Siamo stati costretti ad allontanarci dalla nostra vita sociale, dai nostri amici, dai nostri parenti, dalla scuola e dal lavoro. Ci è stata imposta una solitudine che ha fatto più danni che mai.

Durante tutta l’estate, noi adolescenti siamo stati etichettati come irresponsabili, come ribelli e maleducati ma la realtà delle cose è che noi siamo i più responsabili e quelli a cui è stato tolto di più. Nessuno si è mai posto il quesito “e i ragazzi come stanno? Come prenderanno questo cambiamento?”.

I mesi della quarantena di marzo/aprile sono stati i più duri, hanno stravolto le nostre vite. Passare dall’uscire dopo scuola senza fare i compiti, dall’andare alle feste, al cinema o mangiare al mc al restare 24h su 24 a casa, tra video lezioni, interrogazioni e netflix. Passare dalla vita sociale alla vita A-sociale: non è stato facile.

Ci sono giorni che ti svegli positiva, il sole splende fuori e va tutto bene, altri giorni invece che dal primo momento che apri gli occhi vorresti solo restare a dormire tutto il giorno.

Inizi a sentire la mancanza dei tuoi compagni di scuola, dei prof anche quelli che odiavi, ti iniziano a mancare gli allenamenti del tuo sport, inizi a sentirti sola contro tutti.

 “Andrà tutto bene” era la frase-motto esposta sui balconi di tutt’Italia, ma noi ragazzi a volte non avevamo la forza di crederci nemmeno per un secondo. Io personalmente mi sono sempre chiesta “Quando e come finirà tutto questo?”

I ragazzi e le ragazze vi sembreranno felici e magari dicono che tutto va bene ma non è così. Indagate sempre, chiedete, provate a parlare con loro. Se vi rispondono male una, due, tre volte, la quarta capiranno che è ora di liberarsi e buttare fuori quello che passa loro per la testa.  Ascoltate attivamente e non giudicate perché abbiamo tutti bisogno di sfogare i nostri pensieri, negatività e dubbi, anche gli adolescenti.

Ecco qualche consiglio per i vostri figli:

Ditegli che sentirsi soli va bene, e che non sono gli unici. Lascateli liberi di prendersi cura di loro attraverso ciò che loro preferiscono: musica, maschere al viso, scrivere, cantare, suonare qualche strumento, allenarsi, truccarsi, disegnare e chi più ne ha, più ne metta. Aiutateli a trasformate la loro solitudine in un momento in un momento dedicato a loro

Concludo con due citazioni che mi sono sembrate giuste per questo articolo:

“Nulla può tornare come prima” G.Verga, ne “I Malavoglia”

“Non posso cambiare il mio passato, ma posso migliorare il mio futuro” B.McKenzie, The O.C.

Spero che questi miei pensieri vi siano stati d’aiuto a capire meglio gli adolescenti

Eleonora

21 anni

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