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Guidare i figli alla ricchezza: dal flusso di cassa alla gestione emozionale del denaro

Gestione del denaro figli adolescenti.
Lorena Lollini

L‘argomento può sembrare molto tecnico ma non penso lo sia davvero, anzi penso non ci sia nulla che muove tanta emotività come la ricchezza ed il denaro

Intanto, stiamo parlando di valori o di cose materiali? Penso dipenda da come ognuno di noi vive e dall’importanza che dà, appunto, alla ricchezza ed al denaro nella propria vita.

Nella mia esperienza professionale e personale,  ho spesso constatato come, tutto ciò che ruota intorno alla sfera del denaro, più che ad altre aree della vita, sia influenzato da percezioni personali e blocchi emozionali, col risultato che non sempre le persone che conducono uno stile di vita ricco siano finanziariamente stabili e, viceversa, non sempre persone ricche e finanziariamente stabili, conducano uno stile di vita ricco perchè sono paralizzate dalla paura di rimanere sul lastrico. 

Io per prima, nonostante le mie conoscenze in ambito di gestione  economico-finanziaria e la mia quasi ventennale esperienza aziendale, quando mi sono trovata ad affrontare questioni finanziarie personali, ho dovuto gestire emozioni, prima fra tutte la paura, che mi bloccava togliendomi lucidità. 

In quelle situazioni mi sono state sicuramente utili le conoscenze tecniche ma per renderle davvero efficaci è stato fondamentale trovare ed utilizzare un modo per focalizzare la mia mente su pensieri funzionali e mantenere la razionalità necessaria all’analisi della situazione ed all’identificazione delle possibili soluzioni, superando quindi gli ostacoli generati dal mio subconscio sulla base della mia educazione e delle mie esperienze passate. 

Lavorare su quegli stati emozionali mi ha dato una maggior consapevolezza in merito all’importanza dell’educazione finanziaria e del guidare i ragazzi ad una gestione del denaro consapevole, dalla quale dipende moltissimo la qualità delle loro vite.

Per addentrarci nelle tematiche valoriali ed emozionali però è imprescindibile chiarire prima il significato dei termini tecnici, partendo da quello di “patrimonio” per arrivare al concetto di “flusso di cassa”, che ritengo sia la cosa su cui focalizzarsi per progettare una vita di qualità.

Per chi conosce il bilancio e la ragioneria potranno essere concetti banali, per chi è curioso ed ha il desiderio di comprendere a fondo la gestione finanziaria sarà una prima veloce introduzione da approfondire con letture più tecniche e per chi, invece, non ama questi temi spero possa essere sufficiente per condividere le riflessioni finali.

Il patrimonio è la fonte di finanziamento più importante ed è la vera ricchezza da perseguire e proteggere, stiamo infatti parlando dei beni materiali (terreni, case, automobili, …) ed immateriali (denaro, investimenti, partecipazioni in imprese, …) di cui siamo proprietari. Tecnicamente sarebbe più corretto parlare di patrimonio netto, che è la differenza fra i beni posseduti (impieghi) e l’indebitamento (patrimonio di terzi).

Il patrimonio, insieme all’indebitamento ed agli accantonamenti, si definiscono fonti perché generano:

  • entrate, come affitti o rendite, nel caso di beni immobiliari
  • interessi derivanti da investimenti finanziari o anche denaro ricevuto in prestito da banche o privati, per il quale è dovuto pagare interessi passivi (costo del denaro). 

Mi piace sottolineare che i debiti non sono negativi per definizione, perché se non possiamo disporre di un patrimonio iniziale diventano l’unica via per avviare un’attività, con la quale generare entrate e progettare la costruzione del nostro patrimonio. 

È molto più importante interrogarsi sul valore di ciò che finanziamo attraverso l’indebitamento: si tratta di attività e beni soggetti a svalutazione certa o a possibile rivalutazione?

Le entrate sono composte da stipendio e compensi, piuttosto che rendite o interessi e sono ciò che abbiamo a disposizione per progettare la nostra vita ed il nostro futuro e sono sempre uguali alle uscite, composte dal costo della vita (alimentari, abbigliamento, trasporti, …) gli accantonamenti ed i risparmi che vanno ad alimentare gli impieghi, facendo crescere il nostro patrimonio netto.

Il flusso di valore che transita da fonti ad entrate, a copertura delle uscite, che in parte vengono impiegate ed investite contribuendo all’aumento del patrimonio, si chiama flusso di cassa (cash flow), e ci rivela da dove vengono le nostre energie monetarie, dove vanno a finire, come vengono spese ed impiegate, se ci sono dei blocchi che ne assorbono in eccesso o non abbastanza, piuttosto che aree da potenziare e migliorare.

Guidare i figli alla ricchezza

Ho voluto chiarire questi concetti tecnici perché penso che in questo modo sia ora più immediato comprendere il concetto che parlare di ricchezza non significa potersi permettere macchine di lusso, ville o vacanze intorno al mondo. 

Infatti, spostando l’attenzione sul flusso di cassa diventa naturale vedere che, se alimentato, non può far altro che incrementare il patrimonio in modo proporzionale alle nostre entrate, quindi alla nostra potenzialità di risparmio, fino a quando il patrimonio e gli accantonamenti non saranno diventati sufficienti a sostenere la qualità della vita che desideriamo. 

In questa visione il concetto di ricchezza è legato alla libertà e nella mia esperienza ho identificato alcune strategie da attuare per raggiungerla.

Lascia scorrere il flusso di cassa

Mi piace pensare al denaro come un flusso di energia che alimenta attività, che generano patrimonio ed entrate, che servono per vivere e per continuare ad alimentare attività, quindi energia nuova da impiegare per continuare a crescere

Questo flusso non può e non deve essere bloccato o completamente assorbito da uno dei quadranti; in particolare le uscite devono sempre prevedere l’alimentazione degli impieghi e le fonti non possono essere solo puro accumulo, ma anche crescita delle entrate, quindi della possibilità di avere una migliore qualità della vita contribuendo anche al bene comune, fino a parlare di filantropia.

Progetta con equilibrio

Uno dei principi cardine di YOUNITE è l’equilibrio mente-cuore-corpo ed in questo equilibrio c’è anche la gestione del denaro, perché se stiamo troppo nella mente rischiamo di vivere per lavorare, accumulando ricchezza che non riusciamo a goderci, rinunciando a quelle attività che creano benessere e sono i presupposti per una vita di qualità. 

Progettare il nostro flusso di cassa con equilibrio significa in prima battuta distribuire le nostre uscite fra costo della vita, benessere e divertimenti, accantonamenti e risparmi, con l’obiettivo di costruire e proteggere il nostro patrimonio per avere una vita ricca, che non è necessariamente concretizzata in un patrimonio milionario, o meglio, per qualcuno può essere anche questo, ma più in generale è qualità della vita, viaggi, esperienze, contribuzione e tutto ciò che è davvero importante per noi. 

Molti formatori nell’ambito finanziario sostengono che il denaro e la ricchezza sono amplificatori di ciò che per noi è importante perché ci danno la possibilità di fare di più in meno tempo, condividendo con altre persone, moltiplicando le forze e le potenzialità ed io trovo che sia una grande opportunità per convogliare le nostre migliori energie nella costruzione di una società più ricca ed un mondo migliore dove vivere.

Guidare-i-figli-alla-ricchezza

Costruisci valore

Il fatto che incrementare il patrimonio significhi generare valore penso sia un concetto immediato, mentre potrebbe essere meno immediato pensare che anche le nostre entrate derivanti da stipendio o compensi siano profondamente dipendenti dal nostro valore più intrinseco, meno misurabile del patrimonio ma certamente monetizzabile

Chi come me è nato e cresciuto in Italia avrà probabilmente respirato, in diversa misura, la grande importanza data al lavoro sicuro, che ci espone al rischio di mettere in secondo piano il vero valore delle persone e degli obiettivi raggiunti a favore del valore del tempo e della quantità di lavoro svolto. 

Il tempo però ha la caratteristica di essere finito e non ripetibile; quindi, se fondiamo le nostre entrate solo sulla remunerazione del nostro tempo è chiaro che anche queste non possono crescere oltre una certa misura, data dal numero di ore lavorabili in un giorno. 

Diverso è se, fra gli investimenti, consideriamo anche quello sulla nostra crescita e sul nostro valore umano e professionale, partendo dalla consapevolezza dei nostri talenti. Ritengo che questo sia il vero primo passo per guidare alla ricchezza, in modo che i ragazzi siano consapevoli fin da giovanissimi dell’opportunità ed importanza di creare il loro patrimonio personale, indipendentemente da quello familiare di cui possono disporre per finanziarsi.

E poi… ci sono le emozioni

Tutto questo può essere facile a dirsi ma non sempre facile a farsi perché di mezzo ci si mettono le nostre percezioni e le nostre emozioni.

Sarà capitato a tutti di non dormire per qualche tipo di ansia legata alla sfera finanziaria, o di avere rimpianti per acquisti “sbagliati” che magari ci hanno privati della possibilità di fare qualcosa che avremmo voluto, o ancora di provare frustrazione o rabbia per avere perso denaro in un investimento sfortunato o, anche invidia per ciò che altri possiedono. 

È tutto normale ed umano a va bene così, ma è importante avere la consapevolezza di dove ci portano le emozioni e che tipo di messaggio trasmettono ai nostri ragazzi, per i quali siamo esempio e modello.

Noi per primi abbiamo “imparato” la percezione del denaro e della ricchezza attraverso tre canali: il verbale, la modellazione e le esperienze.

Il canale verbale è legato a cosa sentivamo dire in casa sul denaro, che ha influenzato e definito come parliamo ora del denaro.

Spesso, soprattutto con figli adolescenti, capita di avere accesi scambi di opinioni su acquisti più o meno accettabili e congruenti con le possibilità e lo stile di vita della nostra famiglia. In queste situazioni è normale che vengano dette frasi come “Sprecare denaro non è giusto!” o anche “Non ce lo possiamo permettere!” ma anche “Compra ciò che vuoi!”, perché magari in quel momento siamo esasperati o davvero possiamo permetterci di dirlo e va bene così. 

Il punto che mi preme mettere a fuoco è l’emozione che generano affermazioni come queste ed i comportamenti che ne conseguono. 

La paura può indurre a bloccare il flusso di cassa convogliando quasi tutte le entrate a risparmio ed accantonamento ed abbassando drasticamente la qualità della nostra vita. 

La frustrazione e la rabbia possono generare reazioni poco ponderate, investimenti troppo rischiosi o non congruenti con le nostre entrate, bloccando il flusso di cassa negli impieghi e nell’indebitamento, togliendo equilibrio ed obbligandoci magari a rinunciare a ciò che amiamo per sostenere uscite che generano poco valore sia in termini economici che personali. 

La leggerezza porta ad un basso senso del valore, che ci espone alla possibilità di bancarotta, che tecnicamente avviene quando l’indebitamento supera il valore degli impieghi in quanto viviamo al di sopra delle nostre possibilità.

Quindi, tornando alle accese discussioni sui desideri di acquisto dei nostri figli, forse meglio fare domande come “Cosa ti serve per affrontare questa spesa? Dove e come ti puoi organizzare? Quanto tempo ti serve per mettere insieme la somma necessaria?”. Queste domande invitano a pensare in modo costruttivo in quanto presuppongono la divisibilità del denaro, in termini di valore e di tempo, perché se non abbiamo quello che desideriamo oggi, possiamo comunque iniziare a gestire il flusso di cassa che genererà quel valore nel futuro.

La modellazione viene da quello che abbiamo visto fare dai nostri adulti di riferimento e sono tutti quei comportamenti che abbiamo visto e che decidiamo di replicare o no, sempre in base alle emozioni che abbiamo associato ai comportamenti. Se veniamo da una famiglia di grandi risparmiatori ed abbiamo vissuto bene, con sicurezza, quello stile di vita, è molto probabile che saremo a nostra volta dei buoni risparmiatori e sarà naturale tramandare questa indole ai nostri figli. 

Viceversa, se nella nostra famiglia il risparmio veniva vissuto in modo pressante, quindi lo abbiamo legato ad emozioni negative ed a scarsa qualità di vita, noi potremmo avere rifiutato il risparmio in quanto privazione delle gioie della vita.

Ancora, se siamo figli di grandi lavoratori potremmo vedere il lavorare di più come unico modo di incrementare le nostre entrate, oppure, se abbiamo vissuto con dolore il sacrificio dei nostri cari, potremmo essere motivati a cercare modi alternativi di vivere meglio lavorando il giusto o ad ingegnarci per costruire qualcosa che ci permetta di avere entrate non direttamente legate alla quantità di lavoro svolto. 

Qualunque sia la modellazione che abbiamo ricevuto ed accolto penso che la domanda da farsi sia legata all’equilibrio, al fine di comprendere quanto la nostra gestione del denaro porta ad una buona qualità di vita presente e futura, cercando e scegliendo anche insieme ai nostri figli modelli di comportamento diversi dal nostro, che possano essere fonte di ispirazione per noi e per loro.

Ultime ma non per importanza ci sono le nostre esperienze e le storie che ci hanno raccontato e che ci raccontiamo, che creano credenze e ben sappiamo come le credenze siano alla base delle nostre decisioni. 

Quindi, ogni volta che raggiungiamo la consapevolezza di avere qualcosa da gestire meglio o uno stato emozionale da sbloccare per trovare una soluzione che altrimenti non saremmo in grado di vedere, lo strumento più efficace è quello di cercare storie di successo, di chi ce l’ha fatta facendo qualcosa di diverso da ciò che a noi sembra logico e scontato o superando una situazione che ci spaventa. Attraverso le storie possiamo trovare lo spunto ed il coraggio per modificare la nostra storia; quindi, per cambiare le emozioni che trasmettiamo e diventare quindi modelli più efficaci e capaci di guidare davvero i nostri figli verso la vera ricchezza.

 

Sono davvero ricco, quando il mio reddito è superiore alla mia spesa,

e la mia spesa è uguale ai miei desideri.

(Edward Gibbon)




Lorena Lollini

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