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L’Analisi Transazionale in famiglia

Analisi-Transazionale
Lorena Lollini

“Essere consapevoli richiede che viviamo nel qui ed ora,

e non nel nulla, nel passato o nel futuro.”

[Eric Berne]

Eric Berne è lo psicologo che negli anni Cinquanta ha elaborato l’Analisi Transazionale, un sistema che teorizza i tre Stati dell’Io, ognuno con le proprie funzioni:

  • Genitore: custodisce i sentimenti, i comportamenti, le emozioni, gli insegnamenti, gli esempi che noi abbiamo appreso dai nostri genitori e dalle figure di riferimento educative;
  • Adulto: è la parte razionale, che elabora le informazioni analizzando la realtà percepita.
  • Bambino: racchiude la spontaneità, l’emotività, le esperienze ed i comportamenti dell’infanzia.

Analisi Transazionali: quando la comunicazione è efficace

Nessuno dei tre stati è giusto o sbagliato e chiunque li sviluppa, magari in tempi diversi. Ciò che è importante ricordare è che ogni stato può avere connotazioni positive e connotazioni negative, a seconda che favorisca oppure impedisca l’indipendenza della persona.

La comunicazione tra due individui può essere quindi letta come una transazione tra stati. La relazione è efficace e funzionale se non ci sono incroci: diversamente, si genera un conflitto. Vediamo come funziona!

Quando due persone sono nello stesso stato, la comunicazione è efficace e funzionale:

Analisi-transazionale

Spesso la comunicazione in famiglia avviene fra Genitore/Adulto e Bambino, ma quando il Bambino si evolve sviluppando l’Adulto, allora nasce un conflitto:

Analisi Transazionale: le tipologie degli stati dell’Io:

Per meglio comprendere i conflitti familiari secondo l’Analisi Transazionale, è bene chiarire anche i diversi tipi dei tre stati dell’Io:

Analisi transazionale: la condizione ideale

Secondo questa teoria, la condizione ideale prende forma quando in famiglia i genitori hanno entrambi sviluppato l’Io Adulto positivo: in questa circostanza, sono in grado gestire le situazioni critiche e i conflitti in modo razionale, prendendosi la responsabilità delle loro scelte e dei loro stati d’animo. Inoltre, è bene sia presente almeno un Genitore normativo positivo, che guida fissando regole e valori, e uno affettivo positivo, che incoraggia. In tale situazione i figli, oltre ad apprendere la modalità adulta e le modalità genitoriali positive, potranno sviluppare il Bambino libero.

Relazioni disfunzionali: cosa succede?

Sappiamo bene, però, che le famiglie perfette non esistono e nessuno è sempre e solo Adulto o Genitore positivo, così come sappiamo che l’Io Bambino non sparisce in età adulta. A volte è un bene, perché conservare la spontaneità e l’emotività ha aspetti positivi (soprattutto nella relazione con i figli), altre volte però il Bambino è reattivo e incapace di prendersi responsabilità. Nel secondo caso, infatti, cerca solo scuse e colpevoli, senza analizzare il “qui ed ora” e perdendo di vista la possibilità di trovare soluzioni funzionali al benessere.

Si dice che alla base del successo spesso ci sia la capacità di essere pronti alle condizioni peggiori. Partiamo quindi analizzando una famiglia completamente disfunzionale, cioè in cui le circostanze di partenza sono:

  1. L’assenza di Adulti positivi;
  2. La presenza di relazioni basate su dipendenza affettiva generata dall’interazione di stati dell’Io Genitore normativo o affettivo con Bambini adattati o ribelli (tutti in forma negativa).


Ciò che probabilmente accadrà è che il Genitore normativo negativo imporrà a tutta la famiglia le sue regole rigide (le righe rosse nel grafico), mentre nessuno riuscirà a comunicare con lui (righe blu tratteggiate), anche perché la reattività di risposta potrebbe essere quella del Bambino ribelle.

Il genitore affettivo è l’unico in grado di aprire un canale di comunicazione col figlio, ma lo fa in modalità condizionante (righe gialle), instaurando una dipendenza affettiva col figlio, che quindi non sarà libero di essere sé stesso in quanto sentirà di dover rispettare il patto implicito fatto col genitore affettivo (per lui, unica fonte di amore e comprensione).

Quindi, come possono svilupparsi queste dinamiche?

  • Ci sono buone probabilità che il figlio sviluppi prima il Bambino adattato, ma che in adolescenza subentri un Bambino ribelle per reazione alle regole rigide del Genitore normativo;

     

  • L’effetto del Genitore affettivo iperprotettivo potrebbe generare un ritardo nello sviluppo dell’adulto, perché il figlio troverà sempre un conforto nel fallimento mentre il successo scatenerebbe nel genitore la paura di perdere l’affetto del figlio che, diventando adulto ed autonomo, sottrarrebbe significato alla vita del genitore;

     

  • Per quel figlio, l’adolescenza sarà sicuramente un lungo processo, a volte doloroso, sicuramente sfidante, ma sulla strada troverà modelli di riferimento diversi e più funzionali, perché l’adolescenza serve anche a questo. Si tratta di una fase che serve ad allontanarsi dalla famiglia di origine per sperimentare valori e modalità diverse;

     

  • In ogni famiglia, anche nella più disfunzionale, c’è amore, sentimento di cui tutti gli esseri umani hanno bisogno. Questa è una necessità talmente forte che possono essere disposti a sottostare a dipendenze importanti e pericolose. Con un po’ di fortuna, quel Bambino ribelle potrebbe sperimentare forme di amore libero da condizionamenti, liberandosi dalle regole rigide e tenendo solo il buono dei suoi valori educativi.

     

  • Alla fine potrebbe anche succedere che, lavorando un po’ su sé stesso, quel figlio riesca a sviluppare un Adulto consapevole, capace di gestire la comunicazione con i suoi genitori disinnescando i conflitti ed evolvendo tutti i suoi stati dell’Io in forma positiva.

In conclusione

Che tu sia un genitore o un figlio, che tu sia prevalentemente normativo o affettivo, adattato o ribelle, quello che voglio dirti oggi è che…

VA BENE COMUNQUE!

Nulla è perduto se non ci diamo per vinti: ciò che è davvero importante è continuare a cercare e non mollare mai. Scopri il tuo valore più importante e mettilo al centro del tuo essere, in modo che si realizzi nella tua vita come genitore, come figlio, come compagno e come amico.

Questo significa essere consapevoli di chi e di cosa siamo, sempre e in ogni momento, facile o difficile, felice o triste. La vita va lasciata scorrere, i figli vanno lasciati crescere, i genitori invecchiano e le persone che amiamo a volte ci lasciano. Così è la vita, ma possiamo scegliere di restare noi e donare al mondo l’amore che ci ha liberati e portati fino a qui.

Lorena Lollini 

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Lorena Lollini

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