Come aiutare i ragazzi a superare le loro paure?

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Younite

Florian Hiele è co-fondatore di Younite. Incontra Nan Coosemans che gli parla del progetto di Younite e capisce che è il progetto perfetto per lui: lavorare con i ragazzi, aiutarli a superare la paura del giudizio, le fobie, ad esternare le proprie emozioni è quello che preferisce: ci è passato e sa come accompagnare gli adolescenti verso la liberazione da limiti e sofferenza.

Florian Hiele nasce e cresce in una famiglia come mille altre: Mamma, papà, due fratelli e una sorella. Al termine del liceo decide di iscriversi a ingegneria; un percorso apparentemente comune.

Ti rendi però conto che non è la vita che vuoi, come?
“Mi mancava qualcosa, ma non capivo cosa. Ho iniziato a leggere e a studiare qualsiasi libro sulla crescita personale, e capisco quasi subito che ingegneria non mi piace. Un altro punto importante di cui mi rendo conto appena iniziata l’università riguarda le emozioni: sono incapace di esprimerle. Non riesco a relazionarmi con famiglia e amici.”

Cosa hai fatto a quel punto?
“Ho iniziato a studiare le emozioni e le tecniche per trasformarle e parallelamente studio qualsiasi disciplina inerente la crescita personale. Meditazione al mattino, time management prima di andare all’università, il pomeriggio tutto il possibile sulla crescita personale.

Ma le cose non migliorano, non c’è nulla che mi faccia stare meglio.

Capisco che ho tantissime informazioni, ma non so come metterle in pratica. In teoria so benissimo come migliorare, in pratica non agisco. Inizia così un periodo di grande frustrazione.”

Qual era il nodo che non riuscivi a sbrogliare?
“Sono senza amici, ho perso quelli del liceo e non ho conosciuto nuove persone all’università. Parlo poco con i miei fratelli e mio padre. Esco poco. In realtà passo tutto il tempo a giudicarmi, probabilmente anche a causa delle letture che mi fanno sentire inadeguato.

Quando iniziano a cambiare le cose?
Per una scelta inaspettata di mio padre: a un certo punto inizia ad andare da un Coach e me ne parla. Inizio ad andarci anch’io e… non so se prima, durante o dopo, ma capisco che devo cambiare qualcosa nella mia vita. Mi sono reso conto che nei 300 metri del percorso da casa al treno mi giudico almeno 300 volte. È ovvio poi sentirsi frustrati e insoddisfatti, non trovi?”

Cosa hai fatto, quando hai realizzato quale fosse il problema?
“Era estate, ero seduto sul divano di casa: in quel momento ha capito che non mi interessava cosa la gente pensasse di me. Qualunque cosa pensassero era un problema loro, l’avevo fatto diventare un mio problema nel momento in cui gli avevo dato tutta quella importanza.

Quando l’ho realizzato e l’ho iniziato a mettere in pratica la mia esistenza è cambiata radicalmente. Ho capito che potevo creare la mia realtà e porre attenzione a quello che volevo, bastava scegliere.

Ho continuato a studiare, ma una cosa per volta. Ho imparato a pensare a cosa mi piacesse davvero, a riconoscere i miei desideri. In pratica ho imparato a connettermi ai miei desideri. Nelle due settimane successive ho immaginato come volevo vivere, dove, quanto avrei voluto guadagnare e come avrei voluto che fosse la mia nuova vita. Sono andato a vivere con due amici in un’altra città, ho cambiato università e iniziato a lavorare come cameriere in alberghi come extra supporto. Ho continuato a studiare e un passo per volta sono uscito dal tunnel della depressione, dei problemi di identità sociale e di socializzazione.

Quindi…obiettivo raggiunto?
“Non ancora. Andava meglio, ma non ero ancora completamente soddisfatto; non era quello il il mio punto di arrivo. Ho anche valutato la possibilità di abbandonare ingegneria e iniziare a studiare psicologia, ma non il ciclo di studi prevedeva 5 anni di corso e 3 di specializzazione: troppi per me. Volevo agire, volevo aiutare gli altri. Non avevo intenzione di passare altri 8 anni a studiare per ottenere semplicemente un titolo. Avevo già chiaro cosa avrei potuto fare e come, ci ero appena passato e studiavo da anni le discipline necessarie per supportare le persone. Continuo a studiare ingegneria e inizio a lavorare con Roy Martina. Inizio così il percorso che mi porterà a diventare coach e trainer.

Hai abbandonato l’università?
“Certo che no! Mi sono laureato e sono andato in Africa come volontario. Al ritorno ho continuato a lavorare con Roy Martina e suo figlio per un paio di anni, facendo formazione e coaching on line per i ragazzi che non escono di casa. Ci sono passato, so cosa provano e su cosa fare leva per aiutarli a superare quella situazione.”

Come sei arrivato a Younite?
“Ho incontrato Nan Coosemans e mi ha parlato di Younite, il suo progetto per gli adolescenti. Ho capito subito che era il progetto perfetto per me: lavorare con i ragazzi, aiutarli a superare la paura del giudizio, le fobie, ad esternare le proprie emozioni è esattamente quello che voglio fare: ci sono passato e so come accompagnare gli adolescenti verso la liberazione da limiti e sofferenza. Abbiamo iniziato a lavorare insieme e poco dopo abbiamo creato anche Yada, l’Academy per diventare family e youth coach.”

È finita la ricerca, quindi?
“Assolutamente sì. Ho trovato la mia strada, sono soddisfatto e i risultati che ottengo con i ragazzi mi confermano ogni giorno che ho fatto bene a non mollare e a seguire la mia strada”

Florian è specializzato in fobie e ansie e durante il suo workshop ti indicherà come aiutare i ragazzi a superare proprio le loro paure, fobie e ansie..e anche un pò le tue!

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