Comprensione dei figli e pratica dell’empatia. La mia storia e i 6 passi che ho imparato.

Empatia adolescenti
Nicoletta Giardini

“Cara mamma pensavo che non avresti potuto capirmi e non avrei potuto raccontarti i miei segreti e invece mamma tu sei come me, solo un po’ più cresciuta”

Poco tempo fa è stato il mio compleanno e questo è parte di quello che mi ha scritto mia figlia di 13 anni in un bigliettino.

La mia emozione, come puoi immaginare, è stata tanta ma la mia felicità e il mio grado di soddisfazione lo sono stati ancora di più perché non è sempre stato così…

Lascia che ti racconti: mia figlia è sempre stata una bambina riservata e silenziosa che ha sempre amato tenere i suoi pensieri per sé.

Quando è entrata in adolescenza poi c’è stato un distacco ancora maggiore.

Questa riservatezza e questo silenzio erano vissuti da me come un suo allontanamento da me.

Non mi sentivo parte della sua vita e questo mi faceva sentire una mamma poco di supporto e sì, forse anche poco considerata.

Ti è mai capitato di fare una domanda a tuo figlio / tua figlia e ricevere come risposta una sguardo fisso e un silenzio assordante?

Quante volte ti è capitato di entrare in camera di tuo figlio/a (dove passa gran parte del suo tempo) e di sentirti dire “mamma chiudi la porta”?

Ecco a me è successo proprio così: io che ho avuto una mamma con la quale avevo pochissima confidenza mi ero ripromessa che con i miei figli sarebbe andata diversamente e invece…. mia figlia era ancora più chiusa e a tratti quasi infastidita dalla mia presenza.

L’istinto iniziale è stato quello di cercare di avvicinarmi a lei facendole domande sul suo mondo, di interessarmi maggiormente a ciò che faceva e provava ma la reazione è stata una chiusura ancora maggiore e un distacco ancora più ampio.

Non sapevo cosa fare!

Mi sembrava che a lei non interessasse raccontare, avere il mio supporto, magari anche un mio consiglio e poi… ho capito!

Ho capito che in realtà ero io che non stavo ascoltando lei, non stavo ascoltando la sua richiesta di libertà di pensiero, di libertà di silenzio, di riservatezza.

Era un problema mio sentirmi inutile, meno amata e poco considerata.

Così ho cambiato atteggiamento!

Ho aspettato e rispettato i suoi tempi e le sue necessità. 

Hai mai sentito parlare della tecnica del gatto?

Il padrone si siede sul divano e aspetta che sia il gatto stesso a raggiungerlo ed accoccolarsi per le fusa.

Ecco ho fatto esattamente così: ho aspettato che avesse voglia lei di raccontare stando attenta poi ad ascoltare davvero!

Ascoltare significava non solo sentire le parole ma anche il tono di voce, guardarla negli occhi, chiederle un suo parere in merito alla situazione, percepire le sue emozioni e chiederle cosa provava.

Ascoltare significava dedicarmi completamente a lei in questi momenti, sedendomi accanto senza fare nient’altro (niente cellulare, niente ordine e pulizia, niente cena)

Quando ero lì per ascoltarla davvero, lei lo percepiva.

Ha cominciato spontaneamente a raccontarmi cosa faceva nei pomeriggi con le sue amiche (tenendo ovviamente segreti i loro discorsi), ha cominciato a sfogarsi quando era arrabbiata con amici o insegnanti, ha cominciato a raccontarmi un pochino i suoi sentimenti (tenendo stretti per sè i sentimenti più profondi) .

Insomma ha cominciato ad aprirsi e rendermi partecipe della sua vita con i suoi modi e i suoi tempi

E io cosa ho imparato?

Io ho imparato questi 6 passi che ti invito a leggere e a tenere in considerazione se vuoi migliorare l’interazione con i tuoi figli:

  •  I ragazzi a questa età hanno bisogno di essere ascoltati veramente e percepiscono quando siamo lì per loro.
  • Quando parlano con noi, non sempre vogliono un nostro parere o un nostro consiglio, vogliono solo essere ascoltati
  • Dobbiamo imparare ad essere “genitori allenatori” che sanno che la crescita del figlio passa attraverso la possibilità di sperimentare e mettersi in gioco in prima persona mentre noi stiamo a bordo campo.
  • Dobbiamo accettare che non ci dicano tutto e che tengano dei segreti per sé.
  • Dobbiamo imparare a fare le domande giuste per capire i loro pensieri e uscire dai conflitti
  • Non dobbiamo mai mettere in discussione l’amore che loro provano per noi

Forse penserai che sono stata fortunata e che per te è diverso…lasciami dire che non è così !

Io mi sono allenata e ho fatto la giusta fatica per crescere ed evolvermi perché questo era importante per me!

Non è detto che sarà tutto perfetto e sbaglierò ancora tanto, ma di sicuro lavorando su se stessi si crea nuova abitudine e il cambiamento arriva …. Te lo garantisco!

I nostri figli vogliono solo averci lì accanto a loro mentre provano a diventare grandi e a fare nuove esperienze.

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