Aggressione omofoba a Ferrara contro un gruppo di adolescenti Lgbt.

Aggressione omofoba Ferrara News
Nan Coosemans

4 azioni fondamentali da mettere in atto tempestivamente per proteggere i ragazzi da violenza e razzismo.

Il DLL Zan è stato “affossato” questo è stato il termine utilizzato negli ultimi giorni per definire la bocciatura da parte del Senato della legge sopra citata. 

Senza entrare nel merito politico ma in qualità di Coach per adolescenti che lavora con centinaia di ragazzi da più di 15 anni, io posso affermare che l’appartenere alla comunità LGBT per i ragazzi è ancora un fattore che genera il rischio di essere vittime di razzismo e violenza.

Lo dimostra anche ciò che è avvenuto a Ferrara, domenica pomeriggio quando un gruppo di ragazzi adolescenti, individuati dagli aggressori come LBGT o comunque sostenitori della comunità LGBT (perché alcuni indossavano borse arcobaleno), sono stati aggrediti e minacciati da un altro gruppo numeroso di ragazzi tra i 15 e i 17 anni che gli hanno lanciato addosso petardi e 1 piccione morto e hanno inveito dicendo “lo sapete Benito Mussolini cosa vi avrebbe fatto? Vi avrebbe UCCISI tutti”.

Tutto questo è successo in pieno giorno, alle 5 del pomeriggio in una zona molto centrale di Ferrara.

Ho ancora le lacrime agli occhi per le parole pronunciate dalla mamma di una delle vittime: “Non mi sento più tranquilla a far uscire mia figlia, non è possibile che dei ragazzini di 14 anni, solo perché non nascondono il proprio orientamento sessuale, debbano subire una tale aggressione” 

Per questo motivo ho deciso di scrivere questo blog e di dare il mio contributo, offrendo spunti di “azione” ai genitori ed insegnanti che leggeranno.

Cosa possono fare genitori e insegnanti di ragazzi adolescenti per far capire ai ragazzi la gravità di questo gesto?

Ecco di seguito 4 azioni che ritengo fondamentali da mettere in atto tempestivamente affinché ai ragazzi venga fatto notare che la VIOLENZA non è mai una possibilità, a prescindere dalle opinioni contrastanti che si possono avere.

Lasciare nell’indifferenze NON è un’opzione

Quando succedono cose del genere, il seme della paura e/o della cattiveria (alcuni prendono esempio) viene silenziosamente piantato all’interno della nostra testa e di quella dei ragazzi

Magari non ci facciamo caso, leggiamo o ascoltiamo la notizia quando siamo di fretta, guardiamo distrattamente il tg o il video sui social e poi via, si va “come se non fosse successo niente” a scuola, a lavoro o in palestra. 

Nel frattempo però dentro di noi e dentro la testa dei ragazzi, cresce la paura e si insinua il dubbio. 

La paura dice: “E se domani capitasse a me?” penserebbe un ragazzo LGBT o che sostiene questa comunità. “E se sabato sera mia figlia torna a casa con il naso rotto?” si preoccuperebbero nel silenzio una mamma o un papà. “E se mio figlio che frequenta un amico gay viene preso di mira lo stesso?”.

La cattiveria invece direbbe: “hanno fatto bene, io non sopporto questi LGBT”…

Ecco perché è fondamentale parlare in casa  o a scuola con i nostri figli, di QUALSIASI orientamento sessuale siano, di cosa pensino di questa vicenda!

Bisogna interpellare i ragazzi a scuola o a casa, chiedendogli con interesse: se hanno sentito la notizia, se qualche volta gli è capitato qualche episodio del genere o se è capitato ai loro amici, cosa in quel momento hanno fatto, cosa avrebbero potuto fare e quali emozioni hanno provato. 

Bisogna indagare e capire se c’è bisogno di un intervento anche in quella classe o in quella casa, se i ragazzi hanno bisogno di maggiore aiuto per capire come sia giusto reagire in questi casi. 

Il confronto in classe serve anche a chi, tra i ragazzi, purtroppo non ha ancora afferrato la gravità del gesto e ha reagito magari con una risata e/o sbeffeggiando i poveri malcapitati. Le opinioni che ascolteranno in classe di persone che si sentono ferite, impaurite, forse alimenterà la loro empatia. 

Anche a casa bisognerebbe cercare di creare nei ragazzi empatia e fargli considerare lo stato d’animo delle persone che ne sono state vittime e di quelle che potenzialmente potrebbero esserlo in futuro. 

(provate a dire ai ragazzi, come starebbero se voi domani usciste con una borsa arcobaleno e veniste aggrediti ingiustamente, non credo che gli farebbe piacere pensare ai loro genitori con il muso sanguinante). 

Il discorso politico e religioso viene DOPO la persona. 

Non importa che orientamento politico religioso ci sia in casa o a scuola, credo di mettere tutti d’accordo dicendo che la PERSONA viene PRIMA. 

La bocciatura del DDL Zan deve essere spiegata ai ragazzi: non significa che la violenza e l’omofobia debbano essere incoraggiate, ma semplicemente che non ci sono stati i parametri per poter promuovere una legge.

Nessuno degli esponenti sostenitori del DDL Zan ha mai ammesso e mai ammetterà che la VIOLENZA è giustificata in qualche maniera. 

Non importa se in casa si accetti o meno l’omosessualità o altri orientamenti sessuali, ciò che importa dire ai ragazzi che LORO, TUTTI, valgono allo stesso modo e che la loro vita è preziosa. 

Qui non parliamo di orientamento sessuale ma di lotta contro la violenza.

A scuola, aggiungerei, che si potrebbe assegnare ai ragazzi di fare un tema su quanto accaduto e su “Cosa avrei fatto io in quella situazione se fossi stato vittima o spettatore e perché?” e di approfondire anche il tema “Mussolini” i quanto credo che molti bulli lo prendano d’esempio senza conoscerne realmente la storia e gli obiettivi politici ed economici della sua dittatura. 

Si comincia da casa a costruire una società meno violenta

I ragazzi aggrediti sono figli di qualcuno, i ragazzi che hanno aggredito anche. 

Quale potrebbe essere una differenza tra di loro? Forse quella che i ragazzi aggressori hanno, da qualche parte, avuto un esempio sbagliato. 

Che sia partito dai genitori, da influencer, da politici o da altri adulti, non importa. 

Ciò che conta è che i genitori siano impegnati in prima linea ad estirpare il seme della violenza. 

Pochi giorni fa, ho ascoltato un signore sui 45 anni, poco più grande di me, scherzare al telefono con un suo amico o collega dicendogli “Ma che devi fare tu che sei una mezza recchia” e ancora continuava dicendogli “ma se tu sei Fr..o dove vuoi andare?” , il bello è che sorrideva pensando di essere simpatico. 

Più di 10 anni fa, in Italia, non esisteva quasi la possibilità di essere Gay o di avere qualsiasi altro orientamento sessuale.

Era un qualcosa di assolutamente vergognoso da nascondere alla società e ai parenti. Purtroppo, in quegli anni si è diffusa la moda di utilizzare parole che definiscono l’orientamento sessuale di una persona come “un’offesa”.

Non è possibile e più accettabile che nel 2021 ancora ci sia questa orribile consuetudine. Statisticamente le persone con orientamento sessuale non etero sono 1 su 10 e usare parole come “Fro..o” “Ricch…e”  “Femminuccia” come un offesa generale non è plausibile. 

Questa abitudine è ancora parecchio radicata proprio nella generazione dei genitori di quelli che adesso sono ragazzi adolescenti. 

Se un ragazzo o una ragazza ascoltano questo, anche se detto per scherzare, possono sviluppare automaticamente un’avversione verso chi ha orientamenti sessuali diversi.

Diamo ai ragazzi la possibilità di esprimere opinioni e non giudizi

E’ fondamentale fare una distinzione tra quelle che sono opinioni e quelli che sono giudizi. 

Il giudizio dice: “il tuo modo è sbagliato e il mio è giusto.”

L’opinione dice: “Il tuo modo è diverso dal mio, probabilmente per me non andrà bene ma tu sentiti libero/a di fare le scelte che ti possano far sentire meglio”

A chi piacerebbe essere picchiato solo per aver espresso la propria opinione? Credo a nessuno. 

Come dice un mio collega non ci dovrebbe essere differenza tra il dire “a me piacciono le fragole” e il dire “a me piacciono uomini o donne o nessuno dei due”, insomma sono scelte diverse ma nessuna implica l’essere puntiti con il sangue, siamo d’accordo?

Possiamo avere opinioni diverse MA dobbiamo tutti essere allo stesso modo rispettati per questa diversità ed essere lasciati liberi di esprimerci come meglio desideriamo. 

Per arrivare a questo punto bisogna lavorare sull’empatia dei ragazzi, fargli capire cosa è giusto e cosa no e quale sia il limite tra un azione legale e una non legale (a prescindere dal DDL Zan). 

Vi ricordo infatti che la prima forma di legalità è dettata dalla moralità che (si spera) abbiamo dentro di noi.

E’ importante che per primi genitori e insegnanti NON trattino con meno valore le persone con idee diverse. E non parlo, ovviamente, solo di identità sessuale ma di tutto: scelta delle vacanze, scelta di come festeggiare un compleanno, scelte di dove vivere, di come gestire la casa, di come rapportarsi con i figli, scelta di cosa e quando mangiare, che lavoro fare.

Questo atteggiamento genera la convinzione nei ragazzi che bisogna giudicare per sentirsi “più giusti” mentre invece “giusti” lo si è sempre purché non si faccia del male all’altro.

Spero che questo articolo possa aver dato qualche utile spunto di riflessione e azione a genitori e insegnanti. 

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