LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ PARTE DALL’ADOLESCENZA

Adolescenza e identità
Rebeca Dal Piaz

Ci sono alcuni momenti, nella vita di ognuno di noi, in cui ci si sente una goccia in mezzo al mare.

Ci percepiamo piccoli, uguali a tutti gli altri, così trasparenti che ci si può guardare attraverso, forse così trasparenti da diventare invisibili.

“Chi sono io?”, una domanda che racchiude tutto un mondo dietro e, se quel mondo è visto dagli occhi di un adolescente, allora la questione diventa ancora più complessa. 

Durante l’adolescenza ci si pone questa domanda svariate volte e la maggior parte dei ragazzi non sa dare una risposta, almeno immediata, oppure credeva di sapere chi fosse finché le carte in tavola non sono poi state tutte cambiate. 

Ci si ferma davanti allo specchio a guardare il proprio corpo senza sapere cosa pensare di se stessi: “Perché mi sento sempre così diverso/a e allo stesso tempo sempre così uguale?”. Si oscilla tra la sensazione di sentirsi diversi, come quando ci si è distinti troppo dalla massa, e quella di sentirsi speciali e unici. Quale sarà mai la verità?

 L’adolescenza è accompagnata da un processo di crescita e di sviluppo personale, alla cui base c’è la costruzione di un’identità unica che racchiude personalità, valori, motivazioni, bisogni, preferenze, credenze, motivazioni ed infine il mondo che circonda l’adolescente e le persone con le quali viene a contatto

Tutto quello che durante l’infanzia veniva preso dai ragazzi per scontato e per vero rispetto a se stessi, viene messo in discussione attraverso la fatidica domanda “Chi sono io?” a cui l’adolescente non sa che risposta dare, perché questa è una domanda nuova, che non si era mai fatto prima e che nessuno gli aveva fatto prima. 

Non si tratta di rispondere alla prof di italiano, di risolvere un problema di matematica o di dire SI on NO alle solite domande dei genitori. Questa domanda è davvero molto più difficile e l’adolescente non sa nemmeno dove e come andare a cercare le risposte. 

Tutto nella sua vita sta cambiando, al punto che la sensazione è quella di non sapere più chi si è, di sentirsi persi con la sensazione di doversi ricostruire da 0; ciò che un tempo erano dei punti di riferimento e una sorta di bussola svaniscono e si ridimensionano. 

Le emozioni a volte, diventano una tempesta tumultuosa che travolge la razionalità prendendo il sopravvento, altre, invece vengono nascoste e tenute in un angolino, i genitori che prima erano visti “perfetti” ora sono tenuti a distanza, messi in discussione e svalutati, il corpo cambia così velocemente che si perde sicurezza, la sessualità fa capolino portando con sé curiosità e piacere ma anche paure, ansie, timori.  Il desiderio di crescere e sentirsi grandi ed emancipati è così forte da spingere a fare il passo più lungo della gamba. 

Il modo in cui l’ adolescente comincia a costruire la sua identità è più o meno il seguente. 

 

Scopre che in un gruppo di amici ha successo se è spiritoso, brillante, sarcastico, ed ecco che si mette la maschera della persona divertente. Scopre che alla ragazza/o per cui ha una cotta piace il tipo maturo, un po’ stronzo, determinato, ed ecco pronta la prossima maschera. Magari a scuola capisce che invece prevale la persona logica, razionale, intelligente, un’altra maschera. Ed infine in famiglia i genitori hanno delle aspettative e pensi di dover essere il figlio/a perfetto, ecco creata un’altra maschera. 

Ed è esattamente in questa giungla di maschere che gli adolescenti si perdono, si confondono, non distinguono più cosa piace a loro, non mettono in primo piano loro stessi perché sono così desiderosi di compiacere gli altri o al contrario invece di fare esattamente l’opposto. I comportamenti si adattano “in funzione di”, in base alla persona che si ha davanti, al luogo in cui si è, da chi si frequenta e in base a chi si vuole fare colpo. 

Le maschere diventano a lungo andare una zona di comfort, una compagnia quotidiana fino ad essere, in alcuni casi, confuse con il volto stesso. A furia di vedere riflessa allo specchio l’immagine della maschera che si indossa si arriva a non toglierla più e confonderla con la propria identità, “sono come tu mi vuoi”.

Ci sono lati di se stessi che gli adolescenti credono di conoscere ma che in realtà non sanno come siano veramente e aspetti della loro personalità che non ammettono ed evitano di mostrare per paura di non essere accettati dagli altri.

E se invece di costruire l’identità si cercasse di SCOPRIRLA? 

Mettere da parte aspettative, giudizi e critiche che gli altri hanno, per darsi il tempo e lo spazio di scoprire chi si è realmente. È una sfida essere sé stessi, significa mostrarsi agli altri per come si è veramente, niente barriere, niente filtri, ci si mette a nudo spogliandosi delle corazze che si indossano quotidianamente, ci si rende vulnerabili. Ci si trasforma in una goccia che va controcorrente.

Ma che differenza fa una goccia che va controcorrente in mezzo al mare

È quella goccia che rimane lì sulla finestra da sola e cerca la sua strada per arrivare a terra invece di seguire la scia delle altre, è la goccia che bagna il foglio di un libro lasciando un segno indelebile, la goccia che fa traboccare il vaso, è la goccia che si ribella, che crea un cambiamento.

Così come fa la goccia, l’adolescente dovrebbe iniziare a cercare la sua strada, quella in salita che viene percorsa per la prima volta, senza fare le stradine percorse da tutti gli altri, è la strada piena di ostacoli in cui la fatica è tanta ma il risultato nettamente migliore.

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